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Quando il cibo è mortifero: il caso di Alberto

Quando il cibo è mortifero: il caso di Alberto

Alberto si presenta sfiduciato. Si fa la diagnosi da solo. “Anginofobia” dice.
Sta continuando a dimagrire.
Davanti al cibo si blocca, pieno di paura. Teme di strozzarsi, di soffocare con il cibo e si blocca ai due pasti, mentre a colazione il problema non si presenta, al punto che a colazione mangia anche toast secchi. Il pasto diventa un vero e proprio terreno di battaglia: si sforza di ingurgitare il cibo, anche se non ha fame, ma ogni volta che prova a combattere, perde sempre. Egli ingoia con forza il cibo e poi lo sputa, sentendosi fallito e deluso...ogni volta è una prova, ogni volta è un fallimento.
Il risultato è sulla bilancia: per un’altezza di 1,75 e un peso iniziale di Kg 82, attualmente pesa Kg.72.
Altro effetto: la sua vita sociale è azzerata, rifiuta inviti a pranzo e a cena con gli amici perché rovinerebbe il momento, si bloccherebbe, guasterebbe la festa.
Le sue tentate soluzioni di lottare e di evitare i contatti contribuiscono a ingrandire il problema e a far aumentare la sua sensazione che non potrà più risolverlo e che continuerà a dimagrire.
Il comportamento di evitamento, in particolare, può dare un sollievo immediato ma alla lunga conferma la pericolosità del cibo e prepara la strada per questo pensiero insidioso: “non sono rimasto soffocato perché non ho ingerito quel determinato cibo”.
Da alcuni mesi sono comparsi pensieri ossessivi legati al cibo, pieni di terrore per quello che potrebbe succedere a seguito della deglutizione.
I momenti che precedono sia il pranzo che la cena sono vissuti con forte ansia anticipatoria, che può anche raggiungere picchi intensi, sfiorando l’arrivo di un vero e proprio attacco di panico.

Il lavoro terapeutico inizia con una presa di fiducia: “non c’è notte che non segua al giorno”.  (Shakespeare)
Come prima indicazione gli chiedo di farmi una lista di cibi pericolosi, dal più minaccioso al meno pericoloso.
Introduco una proposta. Vincere senza combattere: “mangia solo quando hai fame e scegli i cibi che ti piacciono di più, prova ad assaggiarli e come senti ansia fermati, non sforzarti”
Alberto collabora: ha tolto i cibi sentiti da lui più pericolosi, come la carne, non ingaggia più lotte con il cibo, non si sforza. Ogni volta che prova ansia si ferma, poi riprova e così via. Misurando il limite, spontaneamente lo supera.

È pronto per seguire la seconda prescrizione: mezz’ora di passione, in cui immagina le conseguenze più nefaste di potersi fare male con il cibo, soffocandosi, svenendo, addirittura morendo per soffocamento.
Alberto è risoluto nel volerne uscire, accetta di collaborare.
Nel descrivermi gli effetti della mezz’ora, mi dice che è riuscito con fatica a stare più male, perché la paura lo tratteneva ...poi però, mentre attraversava il suo abisso non lo sentiva così tanto spaventoso e piano piano è riuscito a prendere le distanze, a guardarsi da lontano, a sentire meno ansia e più speranza di riuscire a uscirne. Se lo è reso ancora più spaventoso, pensando addirittura di buttarsi in bocca dei pezzi di cibo per strozzarsi volontariamente! Paradossalmente, però, invece di spaventarsi di più, come temeva, si è rilassato!
La prescrizione si evolve in modo standard: da mezz’ora a 5 minuti ogni 3 ore, per poi imparare a dare la caccia alle sue angosce al bisogno e prima di ogni appuntamento con il cibo.
Sente di stare migliorando, mi dice: i pensieri ossessivi sul cibo compaiono con minore frequenza e intensità e il processo di dimagrimento si è fermato, finalmente!

Introduco a questo punto   una nuova suggestione: se il cibo lo sentissi amico, non più nemico, come mi comporterei diversamente da ora in avanti?
E’ un fiume in piena: “mangerei lasagne, pasta con ragù, andrei a cena con gli amici” “Non corriamo troppo forte”… dico … “per prima cosa, prova a pregustare il cibo che  vorresti mangiare oggi…sapore, odore ... per es. il ragù lo gusteresti più corposo o più croccante, le lasagne, invece, più croccanti o più morbide che si sciolgono in bocca...”

I primi effetti spontanei non si fanno attendere: collabora con la moglie a preparare il cibo, sceglie e propone ricette.
La lista di cibi che riesce a mangiare si allunga, include persino le amate polpette, mentre i cibi più secchi restano ancora esclusi.
In un punteggio da 0 a 7, dice di aver fatto 5 passi: “il 7 cosa sarebbe”, gli chiedo e “il 6”?
Prontamente risponde:
7: riesco a mangiare tutto senza timore
6: mi sento sempre rilassato, senza tremore alle gambe
Gradualmente, la lista di cibi che riesce a mangiare senza angoscia aumenta, riesce a gustare le polpette, mancano all’appello solo pane e pasta …
Intanto, ha provato a fare una piccola cosa come se fosse a 7: un caffè con la moglie fuori casa e il giorno successivo un caffè con gli amici.
Si sente soddisfatto ma ha tanto tempo vuoto che non sa come riempire, che prima era occupato dal problema e dalle tentate soluzioni.

“E’ come se tu fossi approdato su una isola deserta e dovessi viverci…dovresti imparare ad accendere il fuoco, a ripararti dal freddo e dagli animali pericolosi, a procurarti il cibo…” gli dico.
Introduco allora un’altra e finale suggestione e gli dico di chiedersi ogni giorno: “cosa farei di diverso oggi se il problema non l’avessi mai avito? Fai una fantasia concreta, poi scegli la cosa più piccola e mettila in pratica “.
Questo per riuscire a liberarsi da un passato che lo incatena, da abitudini che aveva costruito e che ora costruiscono lui, da una percezione di vita troppo limitata dall’orizzonte del suo problema, da troppo tempo.
Alberto collabora: recupera alcune passioni che aveva trascurato, come collezionare oggetti antichi, cercandoli sui mercatini e poi aggiustandoli e migliorandoli.
Continua anche a inventarsi ricette: “il cibo è diventato mio amico, ma questa amicizia va rinforzata, sperimentata in più forme e possibilità… Non si sa mai...” mi dice.
Ha ripreso la vita sociale, ha recuperato i kg persi e la serenità familiare.
Assieme alla moglie mi saluta e mi dice: Grazie!

 

Dottoressa Pierangela Bonardi
Psicologa Psicoterapeuta - Parma - Reggio Emilia

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Dott.ssa Dott.ssa Pierangela Bonardi
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Emilia Romagna 0907 dal 08/06/1993
Iscritta all'Albo Psicoterapeuti Emilia Romagna (03/03/1995)
Laureata in Pedagogia e Psicologia, Specialista in Psicoterapia Breve Strategica
Consulente del Tribunale di Reggio Emilia

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