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Disturbo d’ansia: non sono all’altezza

Disturbo d’ansia: non sono all’altezza

Un caso risolto

Elena: meglio stare seduta sul divano

Il suo “persecutore” è una voce interiore, a tratti un pensiero su cui rimugina, a tratti una ferita che brucia: non sono all’altezza di fare qualsiasi cosa perché tanto la sbaglio, non riesco a farla. Questa sensazione di inadeguatezza attraversa gradualmente tutta la sua vita: perde il lavoro, la figlia non la stima, non ha amicizie. 

Come un animale ferito e spaventato, si chiude entro le mura della sua casa: un “lockdown” autoimposto.

Ogni impegno è vissuto come impossibile da compiere: si ritira, evita ogni situazione, si affida al suo compagno che si sostituisce a lei in tutte le incombenze e gli impegni.

Così era Elena quando l’ho conosciuta.

Evitava tutto, persino il mio sguardo.

Il primo passo da compiere è stato quello di non evitare più il suo “persecutore”, di farlo parlare e chiedergli di dirle tutto quello che c’era di sbagliato e di negativo in lei, tutte le sue fragilità e debolezze, in modo da cominciare a gestirlo, senza subirlo.

Avrebbe poi fatto profezie catastrofiche su come sarebbe andata la giornata, se avesse seguito tutte le proposte del persecutore. Alla sera , avrebbe annotato se qualcuna delle sue profezie negative si fosse avverata.Nel contempo, la lista degli evitamenti le ha fatto evidenziare “nero su bianco” l’organizzazione attuale della sua vita.

Davanti a tale sfacelo che ora guardava per la prima volta negli occhi, le sue parole sono state “così non mi riconosco più, sono veramente insignificante e fuori luogo “.

Rifiutava il presente e fantasticava sulla possibilità di tornare in un passato felice, in cui lei gestiva la sua vita in modo attivo. Una speranza, un sogno, una fuga dal dolore.

Renderle il suo presente più amabile è stato il nostro primo obiettivo condiviso.

Raccogliere i suoi pezzi, caduti qua e là, in disordine e come il Kintsugi, riunificarli, avvicinarli con “fili d’oro”, restituendole un’immagine di sé in continuità con se stessa ma al contempo dentro a un continuo cambiamento.

La tecnica del miracolo è stata uno strumento efficace a tale scopo: “cosa faresti di diverso se come per miracolo, ti sentissi capace?” Per indirizzare in modo più pragmatico la profezia che si autoavvera, andando dal presente problematico a un futuro più desiderabile, abbiamo condiviso di scegliere assieme i ruoli che poteva immaginare di vivere al meglio e li abbiamo introdotti uno alla volta, con gradualità e a piccoli passi: “se ti sentissi capace come madre, come figlia, compagna, amica, lavoratrice, come ti immagineresti e cosa faresti di diverso rispetto al solito?”.

Sull ‘essere una amica di successo ha avuto i blocchi più rilevanti.” Sono insignificante, banale, non ho nulla da dire, chi potrebbe avere interesse a passare del tempo con me?”: così diceva la “voce” del suo persecutore Ma, accettando di comportarsi come se le altre persone la sentissero interessante, ha preso qualche iniziativa e ha dovuto ricredersi: una mamma di una compagna di sua figlia ha dimostrato di gradire la sua compagnia!

Una ulteriore conferma del sentire che stava migliorando è stata introdotta dalla mia richiesta di “fotografare” i suoi cambiamenti dandosi un punteggio, partendo da 0, situazione in cui si trovava all’inizio della terapia fino ad arrivare a 8, situazione di arrivo in cui è autonoma da me e cammina con le sue gambe, sapendo dove vuole andare e sopportando le inevitabili difficoltà.

Il suo punteggio è stato di 4! La fiducia in sé stessa era sulla via del recupero: aveva comunque fatto 4 passi.

Un’ altra grande scoperta è’ stata quella di rendersi indipendente dal suo compagno: il suo continuo aiuto la faceva sentire ancora di più incapace e le abbassa la stima di sé stessa.

Con prove e riprove, si è stabilizzata sul 6, ha costruito amicizie, sa pianificare il lavoro domestico, ha riacquistato la fiducia di sua figlia e si è anche informata per trovare  un lavoro. Ascoltiamo le sue parole:

“Non guarirò mai, questo avrei detto qualche tempo fa. L’ansia mi accompagna ma non “vive” la mia vita, non invade le mie giornate. Grazie alla psicologa Pierangela e ai suoi “giochini”, so tenerla a bada. Non sempre mi do 6 ma mi adopero subito in qualcosa che mi faccia stare meglio.
A piccoli passi sono tornata a vivere...”



Dottoressa Pierangela Bonardi
Psicologa Psicoterapeuta - Parma - Reggio Emilia

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Dott.ssa Dott.ssa Pierangela Bonardi
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Emilia Romagna 0907 dal 08/06/1993
Iscritta all'Albo Psicoterapeuti Emilia Romagna (03/03/1995)
Laureata in Pedagogia e Psicologia, Specialista in Psicoterapia Breve Strategica
Consulente del Tribunale di Reggio Emilia

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