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Il piacere. Come ci asservisce dolcemente

Il piacere. Come ci asservisce dolcemente

Ogni volta che penso al piacere ho una sensazione positiva, di benessere, di rilassamento. 

Posso viverlo in tanti modi:

  • come slancio vitale, spinta vitale, che non si limita al piacere sessuale e alimentare, ma attraversa tutte le dimensioni della vita: (Henri Bergson) “Lo slancio vitale dell’uomo si basa fondamentalmente sul piacere di realizzare qualcosa”
  • come arte del vivere: “è il fulcro della lotta per la vita” (Nietzsche)
  • come propensione al bello: “la bellezza potrà salvare il mondo” (Dostoevskij)

Ci sono due modi fondamentali coi quali ci approcciamo al piacere.

  • Possiamo percepirlo come fonte di libertà, di vita libera da condizionamenti e catene, con un valore quasi sacrale che viene ricercato in tutte le sue varie dimensioni.
  • Possiamo, all’opposto, percepirlo come pericolo da tenere a bada, da fuggire ad ogni costo

Analizziamoli.

  • il piacere ad ogni costo!
    La ricerca del piacere ad ogni costo produce queste deformazioni:
    - più cerco con un atto di volontà ciò che deve avvenire spontaneamente, sforzandomi e concentrandomi per provare il piacere, più   perdo ogni possibilità di trovarlo e sentirlo. Se cerco   in modo ossessivo il piacere, tentando   di provocare con un atto di volontà ciò che deve avvenire spontaneamente, non proverò alcuna sensazione di piacere! 
  • la fuga dal piacere che mi fa sentire in pericolo e mi minaccia:” è più facile l’astinenza della moderazione” (S. Agostino)
    -temo di perderne il controllo e di farmi travolgere
    -mi fa sentire in colpa per il tipo di educazione che ho ricevuto
    -temo che mi travolga e annulli del tutto la mia volontà

Ogni volta che tento di resistergli, sbaglio obiettivo, mettendo la mia razionalità, la mia cultura contro la mia natura, combattendo contro di lui e perdendo inesorabilmente.

Si può interrompere questa lotta che ingaggiamo contro di lui, per poterlo provare al massimo o per poter fuggire da lui il più lontano possibile?

Si può fare a meno di lui? No, non si può: “nessuno può vivere senza il piacere” (S. Agostino)

Partiamo, per fare un esempio, dal piacere del cibo: si può mantenere una dieta solo a patto di concedersi trasgressioni regolari!

Se allora non si può fare a meno del piacere, come si può gestire?

  • Me lo concedo, non lo combatto più. Se non me lo concedo, diventa irrinunciabile (G. Nardone) Posso controllare il piacere solo concedendomelo regolarmente!
  • Come posso gestirlo senza esserne travolto?   Se non resisto alle tentazioni, riesco però a concedermi il piacere in spazi, modi e tempi delimitati, progettati e predefiniti per poter, alla fine, scoprire che   ciò che prima consideravo irrinunciabile è ora gestibile con una sensazione di autodeterminazione e un accresciuto   senso di autoefficacia.

Il piacere, prima temuto oppure desiderato a tutti i costi, si è trasformato: prima lo vivevo come un limite, adesso è una risorsa.

Possiamo allora concordare con Oscar Wilde per dire che “il piacere è l’unica cosa su cui valga la pena di avere una teoria”.

Spunti bibliografici
Nardone, Rampin. Quando il sesso diventa un problema. Ponte alle grazie.
Nardone, Balbi, Boggiani. Il piacere mancato. Ponte alle Grazie.
Nardone. Emozioni: istruzioni per l’uso. Ponte alle Grazie.

Dottoressa Pierangela Bonardi
Psicologa Psicoterapeuta - Parma - Reggio Emilia

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Dottoressa Pierangela Bonardi Parma - Reggio Emilia

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Dott.ssa Dott.ssa Pierangela Bonardi
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Emilia Romagna 0907 dal 08/06/1993
Iscritta all'Albo Psicoterapeuti Emilia Romagna (03/03/1995)
Laureata in Pedagogia e Psicologia, Specialista in Psicoterapia Breve Strategica
Consulente del Tribunale di Reggio Emilia

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