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Autostima sì Autostima no - Come costruiamo la nostra infelicità

Autostima sì Autostima no - Come costruiamo la nostra infelicità

Ci facciamo spesso questa domanda: ce la farò? Sarò all’altezza del compito? Sarò adeguato?
Ma… adeguato per chi e in base a cosa?
Si può misurare l’autostima?
Si può convocare un giudice di gara per decidere se sono adeguato oppure no?
E dove si trovano questi GIUDICI di gara? Chi sono e come decidono la nostra salvezza o la nostra condanna?
Il primo giudice inflessibile, innanzitutto, siamo noi che giudichiamo noi stessi... Giorno dopo giorno, diventiamo avversari di noi stessi…
Come lo diventiamo?

Ci sono alcune RICETTE infallibili che possiamo seguire per avere un sicuro INSUCCESSO e abbassare la nostra autostima!

La prima: l’universo siamo noi.

Basta sentirsi al centro dell’Universo e convincersi che c’è un solo punto di vista da cui lo guardiamo: il nostro. Noi siamo la misura di come deve andare il mondo: decidiamo come il mondo deve funzionare, come le persone devono comportarsi e non riusciamo guardarle come esse sono. A detta di Proust, non guardiamo con altri occhi ciò che vediamo intorno, ma manteniamo sempre gli stessi!

La seconda: non cerchiamo la nostra chiave dove l’abbiamo persa.

Facciamo fatica ad ammettere i nostri errori, troviamo ottime scorciatoie perché abbiamo paura di attraversare il nostro abisso, ci fermiamo sul bordo e non ci muoviamo. Socrate, UN FILOSOFO GRECO che esortava tutti noi con la sua massima “CONOSCI TE STESSO” non sarà molto soddisfatto di noi! Il timore di soffrire ci fa temere il buio e ci fa scappare dai nostri fantasmi che ogni giorno facciamo diventare più grandi perché scappiamo a gambe levate da essi!

Ascoltate questa storia.

“Sotto un lampione c’è un ubriaco che sta cercando qualcosa. Si avvicina un poliziotto e gli chiede cosa ha perso.” La mia chiave” risponde l’uomo e si mettono a cercare tutti e due. Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto gli chiede se è proprio sicuro di averla persa lì. L’altro risponde “no, non qui, là dietro, solo che là è troppo buio per cercarla” (Watzlawick, 1983).

La terza. Le profezie che si autoavverano.

Siamo la Cassandra (profetessa di sciagura vissuta in Grecia) di noi stessi. Siamo molto abili a costruire profezie negative di noi stessi che contribuiamo, a dispetto delle nostre intenzioni, a fare avverare. Se cerco di scansare un pericolo, sono convinto interiormente che lo sia, mi prefiggo di evitarlo e provoco, in determinate situazioni, proprio ciò che ho cercato di evitare!

Faccio un esempio di vita vissuta che può essere successo a tutti noi.

Se suppongo che gli altri di nascosto si prendano gioco di me e sparlino di me. è una mia preoccupazione a cui credo. divento di conseguenza diffidente e sospettoso verso gli altri, che loro volta mi restituiscono diffidenza, confermando quanto avevo supposto. Ho fatto funzionare alla perfezione una profezia che io stesso mi ero costruito!

La quarta. Costruiamo ciò che poi subiamo.

A differenza di Socrate, facciamo contento Epitteto che dice “non sono i fatti, ma le opinioni sui fatti a preoccuparci “

E restiamo attaccati alle nostre preoccupazioni perché ci servono per costruire la nostra infelicità. E sull’onda di queste nostre preoccupazioni, vorremmo poter controllare tutto e non vogliamo assumerci nessun tipo di rischio.

La Quinta: viviamo un paradosso comunicativo. Dobbiamo essere felici!

Dobbiamo essere sempre felici! Non si può essere felici ubbidendo a un ordine, neppure essere spontanei. Costrizione e spontaneità sono inconciliabili. Non si può esigere dagli altri o da sé stessi di provare qualsiasi sentimento. Eppure, noi ci comportiamo come se allegria, serenità, felicità, si potessero ottenere dietro richiesta e con uno sforzo di volontà! Succede però che non riusciamo a farlo e per questo ci preoccupiamo moltissimo e pensiamo che sicuramente c’è in noi qualcosa che non va! Per esempio, vogliamo che i nostri figli amino la scuola, oppure, nel rapporto con il partner, poter giungere a un orgasmo con uno sforzo di volontà e avere la sicurezza che il partner provi SEMPRE piacere!

La strada della depressione è aperta. Ne abbiamo spalancato la porta principale.

In conclusione, dove saremmo e cosa faremmo senza la nostra infelicità? Essa sembra essere dolorosamente necessaria.

TUTTI possono essere talvolta infelici, per alcune circostanze della vita, ma il PROCESSO di rendersi costantemente infelici va costruito giorno per giorno e necessita di particolari e svariate abilità, di cui vi ho svelato solo alcune.

COME ALLORA SMONTARE QUESTA NOSTRA CAPACITA’ DI RENDERCI INFELICI?


Dottoressa Pierangela Bonardi
Psicologa Psicoterapeuta - Parma - Reggio Emilia

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Dott.ssa Dott.ssa Pierangela Bonardi
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Emilia Romagna 0907 dal 08/06/1993
Iscritta all'Albo Psicoterapeuti Emilia Romagna (03/03/1995)
Laureata in Pedagogia e Psicologia, Specialista in Psicoterapia Breve Strategica
Consulente del Tribunale di Reggio Emilia

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