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Il disturbo d’ansia: trasformiamo un limite in risorsa

Il disturbo d’ansia: trasformiamo un limite in risorsa

Paura e ansia: quali rapporti?

Percepisco una paura continuativa di un pericolo, vivo in un costante stato di allarme e ne porto i segni sul mio corpo: battito cardiaco e respirazione alterati, palpitazioni, aumento della sudorazione, senso di vertigine , disturbi digestivi, difficoltà nell’addormentarmi .
La percezione di questo stato   mi genera ansia, un senso continuo di chiusura e di oppressione, senza però arrivare all’esplosione dell’attacco di panico .  Il mio percepire in continuazione la paura mi fa sentire del tutto impotente, dominato da essa e incapace di fronteggiarla.

Più paure sento e più ansia, di conseguenza, percepisco.

Una sensazione di minaccia mi percorre e mi devasta: sono sempre in allarme rispetto a cio’ che può accadere. Sento che, da un momento all’altro, potrebbe capitarmi una inevitabile tragedia e sto in uno stato di “allerta” costante. La mia vita si snoda tra pericoli scampati (nel passato) a pericoli incombenti (nel presente e nel futuro).

Capiamo meglio: che occhi ha , che faccia ha e che voce ha il pericolo che sento e  da dove proviene ? 

Ci sono due possibilità.

Il pericolo è rappresentato dall’esterno.

Sono gli altri, i miei GIUDICI (familiari  o anche estranei , coi quali posso avere  una relazione gerarchica o paritaria) che potranno rifiutarmi ,entrare in conflitto con me e vincere su di me.
Di me diranno che sono stupido, banale, antipatico, oppure brutto, insignificante. Che io possa dubitare o esserne certo, la battaglia che ingaggio è molto diversa: se ho qualche dubbio spero di vincere ma continuamente mi logoro in questa lotta, mentre, se sono certo di avere già perso ,mi arrendo e non lotto più.  Le paure più frequenti che questo stato mi genera sono la paura della prestazione, di parlare in pubblico, di esporsi, di gestire i conflitti, del rifiuto.

Il pericolo proviene dall’interno.

Dentro di me si fa strada a gran voce un “persecutore interno“ che   mi fa dubitare di quello che faccio ,   mette continui  dubbi  sulle mie capacità , mina le mie risorse  e mi inchioda ogni giorno alle mie imperfezioni. 
Spesso ingaggio una lotta contro di lui ma in  questa lotta mi logoro e  perdo.

Questa voce  mi dice delle cose .Ascoltiamole .

Il tuo ragionamento quando fai una scelta deve essere perfetto” . Valuto in anticipo tutte le possibilità e passerò all’azione  solo quando, in virtu’ dell’illusione  del ragionamento perfetto,  la mia scelta sarà definitiva. Questa lotta incessante tra tutte le ipotesi possibili finisce per logorarmi e  blocca ogni  possibile azione.

mi faccio  una profezia che si autoavvera “ .Cerco conferme di quello che sto provando e mi affido in modo totale al mio sentire .  Non accetto disconferme, di poter essermi sbagliato. Questo finisce per innescare un meccanismo di “profezia che si autoavvera” confermando e irrigidendo sempre più la mia percezione iniziale. Vedo solo ciò che conferma le mie sensazioni ed escludo ciò che non le conferma. Se mi sento poco attraente, posso rendermi poco visibile e tale atteggiamento farà avverare la  mia profezia di non piacere . Se mi sento insicuro di me stesso, ogni incertezza che proverò rispetto a determinate situazioni me lo confermerà.

non sei all’altezza di fare questa cosaNon sei capace di fronteggiare le situazioni “ Questa sensazione porta a sopravvalutare gli altri e le cose da affrontare  e a sottovalutare  me stesso , per cui  rimando  sempre di più  l’assunzione di responsabilità , sentendomi  sempre più impotente verso gli altri e il mondo e tormentandomi  con  domande del tipo: sarò in grado di fronteggiare la situazione senza crollare? Sarò in gradi di fare questa cosa?
Più cerco di mettere a tacere questi dubbi con la ragione e più provo tensione e incertezza

 “comunque sei colpevole  “ . Mi sento sempre sbagliato,  sotto condanna per colpe ,reali o immaginarie ,passate , presenti e future, senza possibilità di espiazione e di salvezza. Kafka descrive con una immagine fortemente evocativa la situazione di chi si condanna per una colpa che non ha commesso. “Dalla cella vede che stanno costruendo un patibolo nel cortile. È convinto che sia per lui. Nottetempo riesce a scappare dalla cella, corre nel cortile, sale sul patibolo e si impicca da solo”.

“qualsiasi cosa tu faccia, sbagli “. La ricerca di sicurezza produce insicurezza. Per essere adeguati è necessario essere perfetti. La più piccola imperfezione è sentita come errore inaccettabile. Neanche di fronte a qualche successo il sabotatore tace, perché dice “potevi farla meglio o potevi agire prima !”

devi essere assolutamente sicuro prima di agire. ”Questa ricerca di sicurezza  mi intrappola   in una serie  infinita di confronti tra  le  ipotesi più diverse  fino a portarmi  al blocco totale di ogni scelta o decisione possibile .La messa in dubbio di qualsiasi idea o scelta impedisce  qualunque approdo e decisione. Più sicurezza assoluta cerco, più insicurezza trovo.

Le problematiche sopraevidenziate possono essere presenti sia in forme più lievi , in cui  senso di insicurezza e di autoefficacia convivono ,sia in disturbi psichici severi , fobico- ossessivi, dubbio ossessivo , paranoici , paranoia di sé, depressivi.


Dottoressa Pierangela Bonardi
Psicologa Psicoterapeuta - Parma - Reggio Emilia

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Dott.ssa Dott.ssa Pierangela Bonardi
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Emilia Romagna 0907 dal 08/06/1993
Iscritta all'Albo Psicoterapeuti Emilia Romagna (03/03/1995)
Laureata in Pedagogia e Psicologia, Specialista in Psicoterapia Breve Strategica
Consulente del Tribunale di Reggio Emilia

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