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Disturbo d’ansia: è tutta colpa mia

Disturbo d’ansia: è tutta colpa mia

Marco: una colpa, come una scure, si abbatte su di lui e gli toglie il respiro: avere a lungo tradito sua moglie.

Questa colpa lo annienta su tutti i fronti.

Come uomo, come sportivo, come lavoratore.

Alcune sue sofferenze fisiche dovute al suo passato di atleta si espandono e si ingrandiscono, torturandolo di continuo.

Come una macchia che   si lascia dietro di tanti aloni, lui si dimena tra rimpianto, rimorso, dolore e rabbia: è uno zombie che cammina.

Le sue prime parole sono queste: “tutta la mia vita è stata un fallimento”. Ho tolto serenità e protezione alla mia famiglia e questa è la mia più grande colpa. Potrò ricominciare a ridare a Anna serenità e sicurezza?”

Dolore e rabbia si mescolano e richiedono interventi differenti.

Per prima cosa, Marco deve potersi muovere, anziché restare fermo a guardare, dentro le sue macerie , scrivendo  e dettagliando , con il cuore in gola, tutti gli sbagli di cui si accusa , tutti i disastri che pensa di avere commesso .Insomma, un J’ACCUSE  in piena regola .

Se questo j ‘accuse scatenerà rabbia, dovrà provare a farla defluire, scrivendo, come un fiume in piena, le lettere di rabbia più feroci e dirette contro sé stesso.

Se scatenerà dolore, darà ad esso un luogo, un tempo, un modo per viverlo al massimo della sua intensità.

Questa sua colpa va espiata, ad essa va dato un tempo di espiazione, trascorso il quale ci sarà una elaborazione della stessa.

Quale migliore espiazione del J’ACCUSE?

Marco ci lavora e mi riferisce che si sente più liberato, più leggero, inaspettatamente.

Questa sensazione di liberazione ha un effetto: diventa propositivo con moglie, sperando di poterla riconquistare: “Con Anna posso ricominciare a costruire una famiglia felice e a darle sicurezza”, dice.

Sentita la sua speranza riaffiorare, imprimo ad essa una direzione pragmatica e gli chiedo “se tu sentissi che Anna ti accoglie, che ti ha perdonato e si fida ora di te, cosa faresti di diverso con lei, come ti comporteresti?”

Seguendo questa direzione il pensiero di Marco si fa più nitido e terso: riesce a immaginare le tante piccole cose che le farebbero piacere, dettagli delicati e teneri, dalla tenerezza (“vorrei che mi facesse sentire sgravata e protetta, come un gatto o un cane a cuccia”) alla protezione (“vorrei essere sollevata dai tanti impegni e incombenze pratiche che ho dovuto assolvere al suo posto”).

Ma la paura è sempre in agguato: che Anna non si fidi più di lui, che non riesca a perdonarlo.  

Marco impara a guardare in faccia la paura e a conviverci, senza esserne travolto e bloccato.

E piano piano acquista forza: vuole riprendere i contatti con le figlie, seguire i nipoti.

La” domanda del miracolo” aiuta la sua autostima e allarga di visioni positive il suo orizzonte: “se mi sentissi già capace di dare serenità seguirei le figlie, in particolare una con la quale il rapporto si è interrotto, andrei a prendere a scuola i nipoti”. Così immagina e fantastica.

L’ultimo passo è rendere concreta la sua fantasia di essere capace di fare famiglia: farà una azione al giorno, la più piccola e fattibile, e sceglierà, giorno per giorno, a chi rivolgerla: figlie, nipoti,  Anna .

E la “profezia positiva“ si avvera: ecco le sue parole .

“Inizio del mio percorso e doloroso e Disastroso. Mi sono annientato Come persona. sicuro di sé forte come atleta orgoglioso Come lavoratore. Avevo perso tutto questo con la paura di morire per non riuscire a recuperare un rapporto con Anna. mi sono messo a nudo confessando tutti i miei tradimenti. Il percorso non è stato facile. Ma già dalla prima seduta di terapia ho avuto una sensazione di serenità che mi ha dato la gioia di condividere la vita con altri. Ora sono arrivato ad un punto dove ho ricominciato ad avere fiducia in me stesso nel fare tante cose, quelle che non riesco non ne faccio più un dramma e non mi tormentano più di tanto. ho traumi fisici dovuti ad un’intensa attività sportiva ora svolgo quello che riesco con serenità. per coronare questo mio percorso devo riconquistare appieno l ‘amore e fiducia di Anna ed insieme ricostruire un mondo nuovo e vedere insieme una nuova luce. Dove soprattutto Anna vedeva tutto buio. Desidero e spero di poterle ridare finalmente la felicità che le avevo tolto e l'amore che non le ho dato .”


Dottoressa Pierangela Bonardi
Psicologa Psicoterapeuta - Parma - Reggio Emilia

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Dott.ssa Dott.ssa Pierangela Bonardi
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Emilia Romagna 0907 dal 08/06/1993
Iscritta all'Albo Psicoterapeuti Emilia Romagna (03/03/1995)
Laureata in Pedagogia e Psicologia, Specialista in Psicoterapia Breve Strategica
Consulente del Tribunale di Reggio Emilia

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